Le luci dello Youth Hub di Mosaica sono rimaste accese fino a tardi in queste prime due settimane di marzo. Siamo trenta giovani under 30 e abbiamo trasformato questo spazio in un laboratorio permanente di cittadinanza attiva.
Il nostro obiettivo? Costruire il progetto B.E.VI.DO. non attraverso lezioni frontali, ma vivendo sulla nostra pelle l’educazione non formale, un metodo dove l’apprendimento passa per l’azione, il confronto tra pari e la creatività.
Ecco come abbiamo vissuto queste fasi preparatorie, passando dalla narrazione del territorio alla costruzione millimetrica del dialogo che verrà.
Fase 1: La voce dei partecipanti e l’analisi del quartiere
Nella prima settimana, abbiamo iniziato ad analizzare nel dettaglio la realtà del Municipio V. Non ci siamo limitati a leggere dati, ma li abbiamo rielaborati per capire chi sono gli abitanti dei quartieri in cui andremo a operare. Abbiamo prodotto tre articoli chiave: uno sulla necessità del dialogo, uno sulla demografia locale e uno sull’accessibilità degli spazi sociali.
È stato il nostro modo di dire “Siamo qui, abbiamo studiato il contesto e ora siamo pronti a parlarne”. Abbiamo concluso questa prima immersione con una cena tradizionale palestinese, un momento di pura coesione che ha trasformato un gruppo di sconosciuti in una squadra affiatata.
Fase 2: Il cuore della preparazione – Progettare gli incontri!
Dall’9 al 13 marzo, il secondo gruppo di giovani ha preso il comando dello Youth Hub. Se la prima fase è stata dedicata al “contesto”, la seconda è stata dedicata alla relazione.
Utilizzando dinamiche di educazione non formale, abbiamo lavorato intensamente sulla struttura delle interviste che realizzeremo nei centri anziani di Villa Gordiani e La Rustica. Non volevamo creare un semplice questionario, ma uno strumento capace di generare empatia e dialogo, concentrandoci sul generare un clima di fiducia che permetta agli intervistati di raccontarsi liberamente.
La costruzione delle domande
Abbiamo passato ore a discutere e testare le domande, cercando il modo giusto per toccare temi profondi senza essere invasivi. Il focus è caduto su tre pilastri:
– Il futuro: Come lo sognavano loro alla nostra età e come lo temiamo o desideriamo noi oggi.
– Le passioni: Cosa faceva battere il cuore cinquant’anni fa e cosa lo fa oggi, cercando i punti di contatto tra analogico e digitale.
– Lo sguardo reciproco: Un confronto onesto sui pregiudizi che spesso allontanano i ventenni dagli ottantenni.
Pronti per il campo
Queste due settimane allo Youth Hub di Mosaica ci hanno dato la forma mentis necessaria. Abbiamo capito che l’educazione non formale è l’unico modo per affrontare un progetto così umano: partendo da noi, dalle nostre domande e dalla nostra capacità di metterci in gioco.
Grazie ai nostri volontari e ai partecipanti che hanno preso parte agli incontri nel nostro Youth Hub, questa prima fase del progetto è arrivata a termine con la realizzazione degli obbiettivi prefissati, abbiamo i materiali necessari per le prossime attività e siamo riusciti a creare un gruppo solido e motivato a dare il proprio contributo. Dal 23 marzo, la teoria lascerà il posto agli occhi e alle voci degli anziani di Villa Gordiani e La Rustica.
